Racconto di viaggio: crociera ai Caraibi (prima parte)

Quest’anno abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno al caldo nella settimana di Pasqua.

Di solito siamo viaggiatori fai da te che partono all’avventura senza alcuna organizzazione esterna ma quest’anno, essendo particolarmente stanchi, abbiamo optato per un tipo di viaggio-vacanza assolutamente rilassante: una crociera nei Caraibi.

Ne avevamo già fatta una sempre nei Caraibi anni fa, a dire il vero, e pur non essendo i tipici “croceristi” ci era piaciuta molto: la navigazione con tappe giornaliere su diverse piccole isole è infatti una modalità molto adatta a visitare questi luoghi.

La crociera, come tipologia di vacanza, di solito solleva alcune critiche e pregiudizi a priori, soprattutto tra chi non ne ha mai fatte.

Personalmente trovo che, al di là di alcuni aspetti senz’altro migliorabili/evitabili, viaggiare per mare abbia un fascino tutto suo che non si perde neppure su una nave da crociera, basta saperlo cogliere.

Certo, l’intrattenimento di bordo somiglia a quello di un grande villaggio turistico (solo più ricco e variato e di qualità superiore, ad esempio nel caso degli spettacoli), ma può essere tranquillamente evitato in toto: ogni giorno in cabina troverete un giornale dettagliato in cui sono elencate tutte le attività possibili e immaginabili e si può tranquillamente scegliere di evitarle tutte, come abbiamo fatto noi.

Nessun “animatore” verrà a tampinarvi per obbligarvi a prendere parte a un gioco-aperitivo, a differenza di quello che accade, purtroppo, nella maggior parte dei villaggi.

L’altra critica riguarda il fatto di non avere abbastanza tempo per gustare e “vivere” le destinazioni toccate: questa è indubbiamente vera nel caso di grandi città o destinazioni ricche di arte e cultura, ma se le tappe sono costituite da isolette caraibiche di piccole dimensioni questa critica va molto relativizzata: nelle isole più piccole è senz’altro possibile fare molto in un giorno, compreso godere della magnifica natura e del mare. Per quelle più grandi, può essere una forma di “assaggio“, per decidere se tornare per un soggiorno più lungo.

Insomma, alla fine una nave da crociera è soprattutto un comodo, lussuoso e anche romantico mezzo di trasporto, poi ognuno sceglie liberamente come viverlo e che tipo di vacanza fare.

Stavolta comunque abbiamo optato per una crociera con MSC con il seguente itinerario:

In realtà, non tutte le tappe visitate erano nuove per noi: eravamo già stati infatti in Martinica e in Guadalupa e avevamo avuto modo di visitare anche Antigua anni fa.

Le tappe nuove per noi – St. Kitts, Repubblica Dominicana e St. Vincent – ci ispiravano molto e anche Martinica e Guadalupa, essendo isole molto grandi, meritavano sicuramente una seconda visita, così come Antigua che vanta spiagge e un mare incredibili e un interno interessante.

Dall’aereo ci godiamo un magnifico tramonto…

31.3.2018

Volo e arrivo in Martinica

Dopo un volo charter (Meridiana) senza infamia e senza lode (intrattenimento a bordo quasi inesistente (basta supplire con il proprio tablet) , pasti di qualità migliore che con altre compagnie di linea ben più blasonate) di 9 ore atterriamo abbastanza riposati a Fort De France, in Martinica.

Imbarco a Fort-de-France…

In pochi minuti siamo già a bordo della nave, come sempre (e vale sia per Costa che per MSC) l’organizzazione è incredibile nonostante l’alto numero di persone; i bagagli, una volta imbarcati a Malpensa, li troviamo già pronti in cabina.

1.4.2018

Pointe-à-Pitre, Guadalupa

Dopo una cena che ricordo poco a causa della stanchezza da jet lag, andiamo a dormire e ci risvegliamo il giorno dopo sull’isola di Guadalupa, territorio francese d’oltremare.

Avendo già avuto modo di girare l’isola e visitare l’entroterra e le sue bellezze (cosa assolutamente da fare se è la prima volta in Guadalupa) in altre occasioni, decidiamo di smaltire il jet lag andando al mare.

Bypassiamo le escursioni proposte da MSC (cosa che facciamo ogni qualvolta possibile, preferendo girare autonomamente con un tassista), ci accordiamo con un tassista e ci facciamo portare alla spiaggia di Sainte Anne che in realtà è la spiaggia di un Club Med (La Caravelle), ma è abbastanza selvaggia e accessibile a chi non è ospite dell’hotel (ombrelloni e sdraio si pagano però).

Dopo un breve tratto pieno di alghe, a dire il vero piuttosto deludente, arriviamo finalmente alla spiaggia di Sainte Anne, considerata una delle migliori in assoluto dell’isola: il paradiso all’improvviso!

La spiaggia è ariosa e poco affollata, gli ospiti sono quasi tutti francesi e si sente: persino i venditori ambulanti vendono cose chic! Due ragazze girano con grandi ceste piene di bellissimi bikini, prezzo al pubblico: 180 euro!!

 

 

Trascorriamo la giornata al mare e nel tardo pomeriggio ci facciamo riportare alla nave in taxi.

Sondiamo molto poco il ricco intrattenimento di bordo perché siamo ancora stanchi e preferiamo un po’ di palestra (la nostra nave, la MSC Fantasia, era dotata di una bellissima e grandissima palestra dotata di nuovissima attrezzatura Technogym; i tapis roulant e altri attrezzi sono disposti a prua, di fronte a un’enorme vetrata, consentendo a chi corre di godersi lo spettacolo della nave che salpa dal porto e del tramonto. Anche per questo siamo stati abbastanza assidui e siamo andati in palestra quasi tutti i giorni).

La cena, rispetto ad altre crociere (soprattutto Costa) fatte in passato, si rivela un po’ deludente: menù ridimensionato (una portata in meno rispetto a prima), piatti all’apparenza molto raffinati ma spesso poco curati. Con una novità positiva: ogni sera il menù prevede opzioni salutiste e vegane, con tanto di “bollino” specifico e, a volte, con l’indicazione dei nutrienti ecc.

Il personale, in compenso, si è rivelato davvero squisito e molto simpatico.

2.4.2018

St. John’s, Antigua

Oggi la nostra nave fa tappa ad Antigua, un’isola che abbiamo già avuto modo di visitare in passato e che ci aveva lasciato bellissimi ricordi, soprattutto delle spiagge e del magnifico mare.

 

“Monumento” a St. John’s

Optiamo comunque per un giro in taxi nell’entroterra e visitiamo il parco nazionale, Fort James (l’antico forte inglese o, almeno, ciò che ne rimane) da cui si gode di una splendida vista e il piccolo museo annesso.

Flora locale

Passando attraverso le piantagioni (dove si assaggia un buonissimo ananas), arriviamo a English Harbour, il grazioso quartiere storico dell’isola, carino e curato e con qualche informazione storica interessante.

 

La costa dall’alto

Horatio Nelson…

… e ancora qualche accenno di nostalgia british…

Pochi km di taxi e arriviamo su una bellissima spiaggia (non ricordo il nome ma basta chiedere ai tassisti, ce ne sono 365 ad Antigua, una per ogni giorno dell’anno). Qui, il mare offre uno spettacolo incredibile di colori, l’acqua è limpidissima, quasi irreale , turchese anche quando il sole scompare dietro le nuvole.

La spiaggia, pur essendo abbastanza vuota di gente, offre comunque un minimo di infrastrutture per chi desidera mangiare qualcosa e, soprattutto, gustare un ottimo cocktail tropicale.

 

3.4.2018

Kingston, Isola di St. Vincent

Kingston

 

La fortificazione di Fort Charlotte

Mare a St. Vincent

Un’altra giornata volge al termine sul bellissimo Mar dei Caraibi…

Questa è stata, fra tutte, la destinazione più insolita e meno turistica e anche quella che mi incuriosiva di più.

Appena svegli abbiamo modo di ammirare la costa selvaggia e ricca di vegetazione che regala a quest’isola un aspetto da vera isola dei pirati.

Quest’isola, pur avendo una sua vocazione turistica come “capitale” dello stato di St. Vincent & The Grenadines , nelle Piccole Antille, che annovera anche qualche isoletta molto esclusiva come Mustique, è infatti rimasta perlopiù inviolata dal turismo di massa e anche le grandi navi possono approdare qui solo da un anno circa.

Anche qui ci accordiamo con un taxista, veniamo raggiunti da due tedeschi che ci chiedono di poter venire con noi e iniziamo a girare l’isola fino alla sua cima. La natura è davvero meravigliosa e rigogliosa!

Scegliamo di non visitare Kingston, che appare decisamente meno turistica dei capoluoghi di altre isole e dove già fervono le attività, tra mercati, studenti in divisa e commerci vari, e puntiamo subito verso l’entroterra, anche perché non abbiamo tante ore a disposizione.

Visitiamo l’antica fortificazione di Fort Charlotte, da cui si gode di una vista impagabile sull’isola, ci addentriamo nella fitta vegetazione attraversando molti piccoli e variopinti villaggi e pascoli ricchi di bestiame, fino a scollinare dall’altra parte dell’isola.

Anche qui decidiamo per una tappa al mare: l’acqua è anche qui molto limpida, calda e ideale per un bagno, ma le spiagge sono indubbiamente molto meno spettacolari, anche perché di origine lavica e quindi nere.

Ci godiamo comunque un po’ di mare e di relax, accompagnato da un cocktail alla frutta tropicale, per poi tornare al porto e imbarcarci.

Qui potete leggere il diario della seconda parte di questo viaggio… 

Letture consigliate:

 

Caraibi (Lonely Planet)

Discover Caraibi (Lonely Planet)

Caraibi (per White Star)

 

 

 

 

 

 

 

 

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