Must have: il bauletto Speedy di Louis Vuitton

(Tutte le immagini ad eccezione delle mie personali sono tratte da Pinterest)

Ho scritto questo post dopo che la gentilissima Caterina della pagina Facebook What’s happening, cate? mi ha proposto di collaborare con la sua con un post periodico tutto dedicato alle borse. L’idea è di presentare, con cadenza più o meno settimanale, una borsa (può trattarsi di un classico o di un’IT bag del momento), raccontandone un po’ la storia e illustrandone pregi e difetti.

L’idea mi è sembrata molto carina e ho accettato subito con entusiasmo! La pagina di Caterina, inoltre, è bellissima, utile e informativa, ricca di consigli professionali utili per ottimizzare la nostra immagine. Io la seguo solo da poco tempo, eppure ho già trovato molti spunti e suggerimenti interessanti!

Io e la mia Speedy Damier sulle dune del deserto del Namib, in Namibia!

Oggi vorrei parlarvi del bauletto Louis Vuitton, meglio conosciuto come Speedy. La Speedy è una delle borse di più lunga data della mia collezione ed è anche, tuttora, una delle più amate e usate. A parte le occasioni formali da sera, non c’è situazione in cui non si riveli praticamente perfetta!

La Speedy è in vendita in quattro dimensioni diverse, dalla 25 alla 40 (un borsone da viaggio vero e proprio). La variante più comune e, secondo me, versatile è senz’altro la Speedy 30 che, infatti, è anche di gran lunga la più venduta.

Esiste in tre versioni base – Monogram, Damier Ebene e Damier Azur – più una serie di edizioni speciali, frutto di varie collaborazioni e collezioni particolari. Da alcuni anni è venduta inoltre anche nella versione con tracolla. In alternativa è possibile acquistare una tracolla separatamente e attaccarla alla base dei manici, come ho fatto io. La tracolla rende la borsa un vero allrounder, oltre a essere molto carina indossata.

La storia:

Nata negli anni 30, è inizialmente pensata come versione ridotta della sacca Keepall con cui Louis Vuitton sbarca nel mondo della valigeria. Parliamo della prima borsa nella storia a essere sia ripiegabile che impermeabile. Una vera e propria rivoluzione.

La tela monogram, la più conosciuta su larga scala – parliamo di quella che viene spesso scambiata, erroneamente, per pelle – è stata pensata appositamente per il bauletto, che viene realizzato esattamente come lo conosciamo oggi fin dal 1859.

Inizialmente il suo nome non è Speedy ma Express, per sottolineare il nuovo modo di viaggiare della società, sempre più veloce e orientato verso il futuro.

Audrey Hepburn con la sua Speedy negli anni 60 (foto: Pinterest)

Il successo su scala globale arriva negli anni 60 quando il bauletto diventa la borsa da viaggio per eccellenza, il modello a cui ispirarsi, l’accessorio da avere. Audrey Hepburn si innamora del famoso bauletto e nel 1965 chiede al brand una versione personalizzata, poco più piccola di quella allora in commercio (30 centimetri). Nasce così il modello più ridotto, la Speedy 25.

Ogni singolo punto delle borse Louis Vuitton è studiato nei minimi dettagli e fedelmente cucito e realizzato a mano. Solo per realizzare il manico Toron occorrono ad esempio ben 18 fasi.

Una borsa che va con (quasi) tutto (foto: Pinterest)

I vantaggi di investire in una Speedy:

  1. Nel mondo delle borse di lusso, la Speedy è relativamente “conveniente”: parte infatti da 745 euro per la versione Monogram da 25 cm e per una borsa iconica di uno dei maggiori brand del lusso del pianeta non è quasi possibile trovare un prezzo migliore, visto che il prezzo della gran parte delle “IT bag” supera ormai largamente i 1000 euro.
  2. Se non amate il Monogram, esistono altre opzioni: il Monogram è forse l’opzione più venduta (e anche la più imitata), ma di gran lunga non l’unica. Negli ultimi anni in particolare abbiamo assistito a una vera e propria moda della versione Damier Ebene, accanto alla forse più estiva ma non meno bella e pertabile Damier Azur. Io ho scelto proprio la Damier Ebene, perché la trovo più adatta ai miei colori e mi piace di più abbinata al nero, colore che indosso abbastanza spesso. Inoltre è tuttora meno inflazionata. Accanto a queste tre versioni, ne esistono comunque molte altre.
  3. È praticamente indistruttibile e rimane inalterata nel tempo: posso confermarlo in prima persona: la mia Speedy Ebene ha girato il mondo, è stata sui ghiacciai canadesi, nei tre oceani, nella savana e in alcuni deserti (vedi foto), eppure quando sembra sempre come nuova. Le parti in pelle vacchetta, come il manico, della versione Monogram e Azur si scuriranno nel tempo, ma per il resto si tratta davvero di una borsa inossidabile.
  4. È una delle poche forme adatte praticamente a tutte le forme fisiche: le Speedy sono in commercio in diverse dimensioni, possono essere portate a mano, al “gomito” oppure a spalla e, con la tracolla, anche crossbody.
  5. È un mito inossidabile fin dai tempi di Audrey Hepburn: se una borsa è in auge fin dagli anni 60, un motivo c’è. Rimasta un classico nel corso dei decenni senza mai tramontare, vive periodicamente e ripetutamente momenti di grande tendenza. Un risultato difficile da emulare in un’epoca in cui anche la più lussuosa e costosa delle “IT bag” viene lanciata sul mercato, indossata per qualche mese da tutte le blogger del pianeta e poi rapidamente accantonata.
  6. Conserva il suo valore nel tempo: può essere infatti facilmente rivenduta, senza grandi perdite, sul mercato dell’usato, ad esempio su Vestiaire Collective (dove tra l’altro è possibile anche acquistare scegliendo tra moltissime Speedy usate, spesso in perfette condizioni, a prezzi vantaggiosi).

La borsa sui ghiacciai in Canada, 2013 🙂

Nel parco nazionale Etosha, in Namibia

Svantaggi: praticamente nessuno, salvo forse il fatto di afflosciarsi leggermente quando è un po’ vuota. Ma anche per quello esiste la soluzione: su Amazon è infatti possibile acquistare pratici “divisori” in feltro da inserire nella borsa, perché mantenga sempre inalterata la sua caratteristica forma a bauletto.

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