Decluttering… e poi? Come mantenere un guardaroba a propria immagine e somiglianza

Warning: questo è un post scritto di getto e quasi intimista, riguarda me e soltanto me, anche se magari offrirà qualche spunto a chi si trova più o meno nella mia stessa situazione.

Se siete shopping addict, compratori seriali, amate visceralmente la fast fashion e comprate decine di cose nuove ogni mese, a me non importa, davvero. Non ho mai giudicato nessuno né mai lo farei, non sono proprio affari miei.

Lo preciso perché ho notato che chi compra tanto/molto spesso diventa nervoso e aggressivo a leggere di questi argomenti e sente – senza motivo, visto che non loro madre/il loro confessore/la loro guida spirituale – il bisogno di giustificarsi e, spesso, diventa aggressivo o canzonatorio .

Non vorrei sembrare aggressiva a mia volta, ma davvero ho già dato: quando ho cambiato il mio approccio al guardaroba e allo shopping, ci sono state un paio di persone che mi hanno presa velatamente in giro perché non compravo come una pazza pur potendomelo permettere e  ironizzavano sui miei sforzi di riordino o semplicemente di shopping più contenuto.

Purtroppo i cambiamenti, anche banali come questo, sono sempre destabilizzanti per qualcun altro attorno a noi, probabilmente perché vanno a toccare qualche “corda”.

 

Comunque, sono passati alcuni anni ormai dalla decisione – mai rimpianta – di cambiare le cose (ho lungamente parlato del mio processo di razionalizzazione del guardaroba e dello shopping qui, qui e in molti altri post).

Ora mi ritrovo con un guardaroba decisamente più arioso , ma che contiene ancora diverse cose che di fatto non metto da almeno un paio di stagioni e inspiegabilmente non riesco a dare via.

Ho cercato di analizzare il perché di questa mia esitazione a dare via le cose e penso che si tratti di un mix di fattori:

  • senso di colpa per aver comprato cose che poi ho usato poco, o che ho usato tanto per un periodo, pensando che mi sarebbero piaciute per sempre, e ora invece non uso più
  • l’idea del “e se un domani, magari, mi servisse?” Ovviamente, ammesso e non concesso che quel momento arrivi davvero, per allora avremo sicuramente cambiato gusti, oppure avremo altre soluzioni più ottimali e attuali pronte all’uso. Questo io lo so benissimo, ma non sempre aiuta.
  • il fatto che, sulla carta, l’oggetto “funzioni”: mi sta bene, è adatto alla mia fisicità e ai miei colori personali, è ancora attuale, è in buone condizioni, non richiede riparazioni ecc. E allora perché non lo metto? Bella domanda! La risposta più plausibile che, anche in assenza di difetti, il mio guardaroba è ancora abbastanza grande da offrire comunque delle opzioni ancora migliori.

Detto questo e a mia parziale difesa, devo dire che il mio guardaroba continua, seppur lentamente, a diminuire. Siccome però continuo anche a comprare – a un ritmo decisamente più lento, ma comunque – qualcosa di nuovo quasi tutti i mesi – la riduzione è comunque lenta.

Altro fenomeno positivo, ora mi capita effettivamente di scartare cose usurate, una cosa che prima non sperimentavo quasi mai. Eppure… non dovrebbe essere normale, usare almeno una parte delle nostre cose finché non è rovinata?

Insomma, mi sono resa conto che, realisticamente, quello del guardaroba moderato e dello shopping intelligente è un processo che, in fondo, non finisce mai.

L’happy end promesso da libri come Il magico potere del riordino di Marie Kondo, a mio parere, non esiste. Nessun “E vissero felici e in sobrietà” che arriva di colpo, semplicemente perché abbiamo fatto uno o più mucchi di vestiti da regalare, al grido di “Do I loooove it? Does it spark joy?”.

Il desiderio di cose nuove e luccicanti, di farci una coccola sotto forma di nuovi acquisti, di uscire dalla noia anche soltanto con un paio di scarpe nuove fa parte di noi, non sparisce da un giorno all’altro.

Bildergebnis für shopping quotes

Come in tanti altri ambiti, per migliorare e progredire tocca lavorare un pochino su sé stesse/i, sempre che lo si desideri. In questo caso può essere persino divertente, trovo.

 

Per questo mi sono subito chiesta come rendere un po’ dinamico e meno noioso questo “lavoro” e ho pensato a queste soluzioni:

Bildergebnis für wardrobe quotes

  1. Esaminare un capo o un accessorio alla volta e sforzarsi di indossarlo davvero, almeno per un giorno. Questo serve soprattutto nei casi in cui, “sulla carta” appunto, sembra funzionare tutto, ma di fatto l’oggetto in questione non viene mai usato.

Io l’ho fatto molto in passato e ora che ne ho meno l’esigenza continuo a farlo. L’ho fatto quest’autunno con la Sfida della borsa rossa e l’esito è stato che sì, ho amato per molti anni questa borsa, l’ho usata tanto considerato che è una borsa colorata, ma che era arrivato il momento di lasciarci.

Detto fatto, l’ho messa in vendita su Vestiaire Collective e l’ho venduta nel giro di una settimana.

Ora lo sto facendo con capi d’abbigliamento che da alcune stagioni uso poco, come nel caso di questa blusa, che invece ho deciso di tenere: la foggia è ancora attuale, i pois sono di tendenza, credo mi stia ragionevolmente bene e ogni tanto penso che la metterò. In più è di seta.

Fare qualche selfie indossando l’oggetto “incriminato” aiuta a decidere…

2 Fare dei mini raid limitati a singole aree del guardaroba: diversamente da quanto suggerito da varie guru del decluttering come la Kondo, penso che esaminare ad esempio tutte le bluse o le T-shirt o i jeans blu che possediamo in un colpo solo, tralasciando il resto, consenta di fare confronti più diretti e mirati, capendo subito cosa non funziona o se una cosa è meglio dell’altra, pur molto simile. È l’occupazione ideale per una domenica pomeriggio piovosa, per esempio. Pinterest e la sua serie inesauribile di spunti può essere molto utile in questo: digitate il nome dell’oggetto incriminato e vedete cosa sputa fuori, potreste scoprire che il capo o l’accessorio trascurato è ancora attualissimo, se ben abbinato, e vi piace un sacco.

3 Imporsi la regola del fuori 2 (o anche 3 se si hanno grandi esuberi), dentro 1: per chi come me non scarta facilmente e a cuor leggero le cose che già possiede, funziona benissimo, perché mi rendo conto subito se sto tenendo una cosa perché davvero penso di indossarla oppure se mi sto raccontando da sola un sacco di scuse.

4 Mettere in vendita le cose belle, firmate e/o di qualità, senza farsi illusioni: le scarpe logore e consumate di Zara non le venderete mai, la Vuitton vecchiotta e un po’ vissuta, ma in un modello classico invece sì. Non tanto per il lato economico (pur apprezzabile) della cosa, ma perché placa eventuali sensi di colpa.

5 Aiutarsi con giustificazioni razionali che aiutano a lasciar andare le cose: a me aiuta pensare che, se anche possiedo cose che “razionalmente” andrebbero ancora bene, ma non uso, ho già pagato abbastanza per loro, in termini di prezzo iniziale, manutenzione, spazio nel guardaroba, tempo speso a pensare a come usarlo ecc. Davvero devo pagare ancora? Oppure, se il problema è il pensiero che potrebbero servire ancora in futuro, pensate ad altre soluzioni per la stessa eventualità: se ve ne vengono in mente di migliori, scartate.

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A questo proposito, a me è piaciuto moltissimo questo post di Courtney Carver, davvero utile.

 

 

 

 

 

 

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