Come vendere con successo abiti e accessori che non usiamo più

 

L’autunno si avvicina, almeno alle mie latitudini, e in un momento ancora imprecisato del mese di settembre dovrò inevitabilmente dedicarmi al fatidico “cambio di stagione”, che peraltro è diventato meno traumatico da quando ho ridotto drasticamente il mio guardaroba (anche se sono ben lontana dalle capsule minimaliste, dai 10 item wardrobe e dai vari Project333, ammettiamolo).

Per me, il cambio di stagione è un’occasione per declutterare ulteriormente, scartando di volta in volta capi e accessori che ho usato e amato un tempo, ma che da uno o più anni non uso più. Questo mi offre il duplice vantaggio di capire cosa non “funziona” più nel mio stile e di prevenire acquisti sbagliati (beh, almeno un po’!).

Ogni volta trovo capi e accessori firmati o comunque di alta qualità che decido di vendere, donando il resto a chi ne ha bisogno (anche qui, se posso preferisco canali più diretti e personali alle grandi organizzazioni che raccolgono vestiario).

 

La vendita dei capi firmati e di alta qualità che non usiamo più ha, ovviamente, indubbi vantaggi economici, perché va ad alimentare il budget per gli acquisti della stagione seguente, il che non guasta mai, ovviamente.

Ma secondo me questa pratica offre anche altri vantaggi, meno evidenti magari sul piano economico, ma forse addirittura più importanti: a me ricorda puntualmente che comprare meno, ma meglio (inteso come capi di qualità, ben fatti, qualche volta firmati e possibilmente contemporanei, in colori classici e che ci valorizzano) è sempre la cosa più sensata da fare. Sono questi infatti gli oggetti che conservano meglio il loro valore – sì, anche di mercato, per cui risultano più facilmente rivendibili. Chiaramente dovremmo sempre comprare ciò che amiamo a prescindere dal fatto che rispondano ai criteri citati, ma avere gusti classici, moderni e contemporanei o scegliere borse e altri accessori in colori neutri e classici non guasta mai: si sfruttano di più e conservano il loro valore nel tempo.

Negli anni ho venduto una quantità notevole di borse firmate (ne avevo una collezione infinita, ma alla fine usavo sempre le stesse; inoltre ce n’era sempre un’altra che avrei voluto. Ora ne ho un numero ben più limitato che uso regolarmente)  e anche qualche paio di scarpe e diversi indumenti firmati o di qualità.

È una cosa che mi riesce bene, che fa riemergere la bocconiana che è in me :D,  per cui ho pensato di fare un elenco di dritte e consigli per chi desidera fare altrettanto:

  1. Per prima cosa, dividere la refurtiva (il frutto del nostro decluttering): siccome anche il tempo ha un valore, secondo la mia esperienza è inutile cercare di vendere la T-shirt di H&M da 9.99 o i pantaloni no name e logori. Scegliete a) capi e accessori firmati, non importa se un po’ datati e b) capi di marca o di qualità: materiali come il cashmere o la pelle si vendono sempre bene.
  2. Secondo, segmentare: non tutto si vende con la stessa facilità attraverso gli stessi canali di vendita. Per borse e capi selezionati di firme internazionali molto spesso scelgo il patinato sito di rivendite Vestiaire Collective, che offre molti vantaggi: il servizio di autenticazione, il fatto di pubblicare i vostri oggetti con foto “professionali” (le vostre, ma su sfondo neutro – cambia molto, credetemi), la spedizione per voi gratuita. Ha anche qualche svantaggio però, soprattutto l’orrenda commissione che può arrivare a circa un terzo del prezzo. È vero anche che spesso riesce a “rivalutare” l’oggetto, consentendovi di venderlo a un prezzo più alto di quello che spuntereste altrove. Per firme “minori” o per evitare le commissioni può valere la pena di tentare anche su uno dei tanti gruppi Facebook: il mio preferito rimane l’eccellente gruppo Pinkcorner, che offre anche un servizio di autenticazione gratuito, gestito da valide e simpatiche volontarie. Per i capi di qualità, firmati ecc. una valida alternativa è offerta anche da siti di annunci online nazionali. Ho fatto ottime esperienze (vivendo in Svizzera) con tutti.ch, ad esempio, specialmente per oggetti non costosissimi e di qualità, non necessariamente firmati. Sicuramente anche in Italia e in altri paesi esistono siti analoghi.
  3. Le foto sono fondamentali!! Non sono per niente un’abile fotografa, ma spesso il buon senso e il senso estetico sono la cosa che davvero conta: vedo spessissimo borse magari bellissime fotografate di fianco a cani e gatti pelosi (saranno anche teneri ma chi compra ne otterrà senz’altro una percezione negativa), sul sordido divanetto coperto di cartacce e confezioni vuote, foto buie che nascondono i dettagli, oggetti fotografati indossati, ma con outfit orrendi o sciatti. Un po’ di impegno su questo fronte aiuta a vendere MOLTO più in fretta.
  4. Le descrizioni sono fondamentali!! Meglio essere chiari e dettagliati, elencare e possibilmente fotografare eventuali difetti e segni di usura, specificare le misure e la composizione ecc. Anche questo aiuta a creare fiducia nel potenziale venditore e a evitare continue domande.
  5. La cortesia è dovuta e ripaga sempre, anche con il compratore più noioso. I perditempo, invece, vanno bloccati subito.
  6. Attenzione anche al packaging quando si vende, un po’ di cura fa felice il compratore e migliora il vostro karma di venditrici 😉 .
  7. Aggiungete una foto del capo o dell’accessorio indossato, preferibilmente con un killer outfit perfettamente abbinato all’oggetto che desiderate vendere; aiuta moltissimo!

 

Ci sono molti altri canali di vendita per il vostro usato di cui non ho parlato, perché non ho esperienze al riguardo, ma spesso ne sento parlare bene: mercatini cittadini, Depop, gruppi e forum online. In passato ho venduto bene anche con eBay, ma ho trovato l’esperienza faticosa e per certi versi anche rischiosa (compratori che si volatilizzavano all’ultimo ecc.)

Avete voglia di condividere le vostre esperienze di vendita online degli “esuberi” del vostro guardaroba?

Avete altri consigli da condividere per arricchire questo elenco?

Vi aspetto!

2 risposte a “Come vendere con successo abiti e accessori che non usiamo più”

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