Classici ma non noiosi: la marinière

Oggi vorrei parlarvi della classica maglia a righe bianche e blu (ma non solo) d’ispirazione marinara, un capo che come pochi altri segna l’arrivo della bella stagione e puntualmente ricompare in molti outfit.

Di solito, la marinière è bianca a righe blu o blu a righe bianche, ma esistono anche interessanti varianti bianco-nere, bianco-rosse e in molte altre tonalità, così come varianti che, deformandone il disegno originale (ad esempio distanziando o allargando le righe, modificando la foggia oppure aggiungendo dettagli), ne fanno qualcosa di completamente diverso.

In ogni caso, la classica maglia a righe d’ispirazione marinara rimane un grande classico della primavera-estate.

Ma come abbinarla in modo da non rischiare l'”effetto marinaretto” e da evitare la noia?

Ho raccolto alcune idee, anche grazie all’aiuto di Pinterest, che come sempre si rivela una fonte inesauribile di idee e belle fotografie.

1 Con il colore

Sebbene nasca già bicolor, questo capo si presta bene ad essere arricchito da un dettaglio in un colore forte – giallo, rosso, arancio, vere o anche, perché no, fucsia!

 

2 Indossata a fine inverno, come anticipo di primavera, oppure in autunno, lasciata “sbucare” fuori da capi caldi e avvolgenti, come morbide maglie di cashmere e cappotti o golf pesanti

3 Con altre fantasie

Sempre dosando con accuratezza, la maglia a righe sta bene accostata a fantasie come il leopardato, al fiorato e ad alcuni monogram, primo fra tutti quello di Louis Vuitton.

 

4 In mix & match

In quanto fantasia bianco-blu, può essere facilmente utilizzata in abbinamento ad altre fantasie negli stessi colori, tra cui quadretti o pois.

 

5 In versione purista

Ovviamente, la marinière è sempre perfetta se abbinata a un paio di jeans o pantaloni bianchi o a semplici jeans.

white jeans e striped top

6 Abbinata a capi e materiali più grintosi o anche vistosi, come chiodi in pelle, jeans strappati, lurex e paillettes

In quanto classico dall’aria un po’ “francese” e bon ton, infatti, si presta bene a questo tipo di contrasti.

La mitica Inès qui abbina la marinière alle paillettes…

Marinière e jeans strappati, un connubio perfetto

7 Abbinata a capi più sexy, come shorts e minigonne

Come spesso capita con i pezzi classici del nostro guardaroba, hanno un grande potere: quello di smorzare gli eccessi, rendendo il look più calibrato.

8 La marinière-non-marinière

Non tutti amano la classica maglia a righe a maniche lunghe, ma  le righe sono indubbiamente una fantasia che dona a (quasi) tutte e anche di facile abbinamento. Per questo, esiste una grandissima varietà di alternative, dalla camicia a righe alla blusa di varie fogge alla semplice T-shirt a manica corta – a voi la scelta!

Anzi, a dirla tutta la marinière non deve neppure essere bianca e blu, le varianti sono numerose – a partire dalla secondo me gradevolissima e allegra opzione bianco-rossa!

La versione “maglietta stropicciata” toglie alla marinière ogni allure bon ton…

 

Tra le donne famose che indossano al meglio la marinière, troviamo personaggi come Inès de la Fressange e la blogger  Jules di Sincerely Jules.

Qui trovate infine una bella e ricca selezione di maglie a righe:

Selezione su Asos

Selezione su Amazon: Maglie a righe

E voi? Amate le righe? Le indossate tutto l’anno? E come preferite abbinarle? Ditemi la vostra!

Look del giorno: nuove proporzioni

Ho sempre avuto le mie “divise“, che ovviamente cambiavano nel tempo ma rimanevano abbastanza statiche per qualche tempo.

Attorno a queste divise, facevo ovviamente ruotare tutti i capi del mio guardaroba.

Onestamente non penso ci sia nulla di male nell’avere delle “formule” di abbigliamento – silhouette e combinazioni di capi che, su di noi, funzionano bene.

Le mie “divise”, ormai da tempo, sono ad esempio:

  • skinny jeans + blusa + tacco (che cambia a seconda della stagione: stivaletto/decolleté/sandali)
  • abito a tubino poco sopra il ginocchio + maxibag + stivale/sandalo
  • skinny o slim pant + maglioncino di cashmere + cappottino + tacco

e via dicendo.

Questa primavera avevo voglia di uscire un po’ dal seminato e ho comprato un completo Zara (non mi piace spendere troppo nelle mie sperimentazioni, se introduco una nuova “divisa” ho tempo di investire più avanti) con pantalone dal taglio un po’ maschile.

A parte lo shock iniziale del veder triplicato il volume delle mie gambe (una delle parti del mio corpo che rimane sufficientemente snella praticamente sempre) , ho deciso che la linea generale non mi dispiace e che, almeno ogni tanto, abbandonerò fogge più “slim” a favore di tagli più ampi e mascolini.

Cosa indosso:

Pantaloni Zara (qui, simili qui , qui ,  qui e qui)

Blusa di seta nera, Helmut Lang (old, simile qui, qui e qui – per una scelta più ampia vedi qui)

Decolleté nere, Michael Kors via yoox (old, simili qui, qui e qui )

Borsa, Chanel

Braccialetto, Tiffany

Orecchini, regalo (simili qui e qui) e qui)

 

Look del giorno: sabbia, pitonato e turchese

Oggi non sto molto bene, sono raffreddatissima e fortunatamente posso lavorare  da casa.

Proprio per questo mi sono sforzata di vestirmi decorosamente, sperando che la cosa influisca positivamente anche sulle condizioni delle mie vie respiratorie.

Fuori splende il sole e tutti quelli che passano di qui non fanno che ripetermi che fa caldissimo, così ho optato per un look già vagamente estivo.

Cosa indosso:

Jeans color sabbia, H&M (old, simili qui, qui e questi, bellissimi!)

Blusa pitonata, Zara (old, simile qui qui)

Canottiera Intimissimi , tipo questa

Decolleté scamosciate color tortora/nude, 8 via Yoox (old, simili e bellissime qui, qui e qui)

Borsa, Louis Vuitton mod. Métis

Orecchini turchesi, Kenneth J. Lane via The Outnet (old, simili per colore ed effetto qui, qui, qui e qui)

 

Preferiti di aprile

(Foto: Pinterest)

L’edizione di marzo è stata leggermente anticipata per motivi di viaggio, così ho pensato di non aspettare troppo neppure a pubblicare quella di aprile.

Oggi è il 15 aprile e probabilmente completerò questo post solo nei prossimi giorni a causa della notevole mole di lavoro che ho in questi giorni.

Acquisti del mese:

Questo mese ho visto davvero tante cose che avrei voluto prendere, ho fatto un po’ di sforzo di razionalizzazione a monte e ho ordinato solo poche cose. Tra queste, come al solito alcune si sono rivelate deludenti o comunque molto diverse dalle foto viste online, per cui il bottino, fortunatamente, non è stato neppure tanto ricco.

Completo di Zara

In realtà volevo solo il blazer, ma ho ordinato l’intero completo “tanto per”, con l’idea di rendere poi i pantaloni. Invece mi sono piaciuti tanto e ho deciso di tenere anche loro.

Decolleté pitonate (via Yoox)

 

Top monospalla rosso ASOS

 

Libri del mese

Libro molto interessante che parla di come la nostra mente reagisce alle nuove tendenze e frontiere del marketing, dei social media ecc. Interessante non solo e non tanto dal punto di vista degli esperti di marketing, ma soprattutto di noi consumatori… per capire come veniamo manipolati. Da leggere!

Decoding the new consumer mind, di Kit Yarrow

 

Film del mese

Questa commedia vista in aereo:

… tratta tra l’altro da un romanzo del genere Chick Lit molto carino, per chi ama il genere, Piccole confusioni di letto di Emily Griffin. Romanzo molto gradevole da leggere in vacanza o la sera prima di dormire. Visto su Netflix.

Video Youtube del mese

How to detox your closet for spring – KarenBritChic

How to shop your closet for spring – KarenBritChic

Due Vlog della stessa autrice, l’eclettica KarenBritChic, dedicati alla filosofia del “prima di comprare per la nuova stagione, guarda cos’hai nell’armadio ed elimina la fuffa”. Carini e anche belli da vedere.

Luogo del mese

Questa spiaggia ad Antigua

Prodotti del mese

 Questo mese sto apprezzando molto i miei rossetti MAC che uso ormai da anni. Oltre al mio neutro di sempre, Honeylove, qui in offerta con la sua matita a un prezzo davvero eccellente, ho ripreso a utilizzare molto anche un colore leggermente più vivace, Viva Glam IV, scelto perché di un paio di tonalità più scuro del mio colore naturale delle labbra.

Decluttering… e poi? Come mantenere un guardaroba a propria immagine e somiglianza

Warning: questo è un post scritto di getto e quasi intimista, riguarda me e soltanto me, anche se magari offrirà qualche spunto a chi si trova più o meno nella mia stessa situazione.

Se siete shopping addict, compratori seriali, amate visceralmente la fast fashion e comprate decine di cose nuove ogni mese, a me non importa, davvero. Non ho mai giudicato nessuno né mai lo farei, non sono proprio affari miei.

Lo preciso perché ho notato che chi compra tanto/molto spesso diventa nervoso e aggressivo a leggere di questi argomenti e sente – senza motivo, visto che non loro madre/il loro confessore/la loro guida spirituale – il bisogno di giustificarsi e, spesso, diventa aggressivo o canzonatorio .

Non vorrei sembrare aggressiva a mia volta, ma davvero ho già dato: quando ho cambiato il mio approccio al guardaroba e allo shopping, ci sono state un paio di persone che mi hanno presa velatamente in giro perché non compravo come una pazza pur potendomelo permettere e  ironizzavano sui miei sforzi di riordino o semplicemente di shopping più contenuto.

Purtroppo i cambiamenti, anche banali come questo, sono sempre destabilizzanti per qualcun altro attorno a noi, probabilmente perché vanno a toccare qualche “corda”.

 

Comunque, sono passati alcuni anni ormai dalla decisione – mai rimpianta – di cambiare le cose (ho lungamente parlato del mio processo di razionalizzazione del guardaroba e dello shopping qui, qui e in molti altri post).

Ora mi ritrovo con un guardaroba decisamente più arioso , ma che contiene ancora diverse cose che di fatto non metto da almeno un paio di stagioni e inspiegabilmente non riesco a dare via.

Ho cercato di analizzare il perché di questa mia esitazione a dare via le cose e penso che si tratti di un mix di fattori:

  • senso di colpa per aver comprato cose che poi ho usato poco, o che ho usato tanto per un periodo, pensando che mi sarebbero piaciute per sempre, e ora invece non uso più
  • l’idea del “e se un domani, magari, mi servisse?” Ovviamente, ammesso e non concesso che quel momento arrivi davvero, per allora avremo sicuramente cambiato gusti, oppure avremo altre soluzioni più ottimali e attuali pronte all’uso. Questo io lo so benissimo, ma non sempre aiuta.
  • il fatto che, sulla carta, l’oggetto “funzioni”: mi sta bene, è adatto alla mia fisicità e ai miei colori personali, è ancora attuale, è in buone condizioni, non richiede riparazioni ecc. E allora perché non lo metto? Bella domanda! La risposta più plausibile che, anche in assenza di difetti, il mio guardaroba è ancora abbastanza grande da offrire comunque delle opzioni ancora migliori.

Detto questo e a mia parziale difesa, devo dire che il mio guardaroba continua, seppur lentamente, a diminuire. Siccome però continuo anche a comprare – a un ritmo decisamente più lento, ma comunque – qualcosa di nuovo quasi tutti i mesi – la riduzione è comunque lenta.

Altro fenomeno positivo, ora mi capita effettivamente di scartare cose usurate, una cosa che prima non sperimentavo quasi mai. Eppure… non dovrebbe essere normale, usare almeno una parte delle nostre cose finché non è rovinata?

Insomma, mi sono resa conto che, realisticamente, quello del guardaroba moderato e dello shopping intelligente è un processo che, in fondo, non finisce mai.

L’happy end promesso da libri come Il magico potere del riordino di Marie Kondo, a mio parere, non esiste. Nessun “E vissero felici e in sobrietà” che arriva di colpo, semplicemente perché abbiamo fatto uno o più mucchi di vestiti da regalare, al grido di “Do I loooove it? Does it spark joy?”.

Il desiderio di cose nuove e luccicanti, di farci una coccola sotto forma di nuovi acquisti, di uscire dalla noia anche soltanto con un paio di scarpe nuove fa parte di noi, non sparisce da un giorno all’altro.

Bildergebnis für shopping quotes

Come in tanti altri ambiti, per migliorare e progredire tocca lavorare un pochino su sé stesse/i, sempre che lo si desideri. In questo caso può essere persino divertente, trovo.

 

Per questo mi sono subito chiesta come rendere un po’ dinamico e meno noioso questo “lavoro” e ho pensato a queste soluzioni:

Bildergebnis für wardrobe quotes

  1. Esaminare un capo o un accessorio alla volta e sforzarsi di indossarlo davvero, almeno per un giorno. Questo serve soprattutto nei casi in cui, “sulla carta” appunto, sembra funzionare tutto, ma di fatto l’oggetto in questione non viene mai usato.

Io l’ho fatto molto in passato e ora che ne ho meno l’esigenza continuo a farlo. L’ho fatto quest’autunno con la Sfida della borsa rossa e l’esito è stato che sì, ho amato per molti anni questa borsa, l’ho usata tanto considerato che è una borsa colorata, ma che era arrivato il momento di lasciarci.

Detto fatto, l’ho messa in vendita su Vestiaire Collective e l’ho venduta nel giro di una settimana.

Ora lo sto facendo con capi d’abbigliamento che da alcune stagioni uso poco, come nel caso di questa blusa, che invece ho deciso di tenere: la foggia è ancora attuale, i pois sono di tendenza, credo mi stia ragionevolmente bene e ogni tanto penso che la metterò. In più è di seta.

Fare qualche selfie indossando l’oggetto “incriminato” aiuta a decidere…

2 Fare dei mini raid limitati a singole aree del guardaroba: diversamente da quanto suggerito da varie guru del decluttering come la Kondo, penso che esaminare ad esempio tutte le bluse o le T-shirt o i jeans blu che possediamo in un colpo solo, tralasciando il resto, consenta di fare confronti più diretti e mirati, capendo subito cosa non funziona o se una cosa è meglio dell’altra, pur molto simile. È l’occupazione ideale per una domenica pomeriggio piovosa, per esempio. Pinterest e la sua serie inesauribile di spunti può essere molto utile in questo: digitate il nome dell’oggetto incriminato e vedete cosa sputa fuori, potreste scoprire che il capo o l’accessorio trascurato è ancora attualissimo, se ben abbinato, e vi piace un sacco.

3 Imporsi la regola del fuori 2 (o anche 3 se si hanno grandi esuberi), dentro 1: per chi come me non scarta facilmente e a cuor leggero le cose che già possiede, funziona benissimo, perché mi rendo conto subito se sto tenendo una cosa perché davvero penso di indossarla oppure se mi sto raccontando da sola un sacco di scuse.

4 Mettere in vendita le cose belle, firmate e/o di qualità, senza farsi illusioni: le scarpe logore e consumate di Zara non le venderete mai, la Vuitton vecchiotta e un po’ vissuta, ma in un modello classico invece sì. Non tanto per il lato economico (pur apprezzabile) della cosa, ma perché placa eventuali sensi di colpa.

5 Aiutarsi con giustificazioni razionali che aiutano a lasciar andare le cose: a me aiuta pensare che, se anche possiedo cose che “razionalmente” andrebbero ancora bene, ma non uso, ho già pagato abbastanza per loro, in termini di prezzo iniziale, manutenzione, spazio nel guardaroba, tempo speso a pensare a come usarlo ecc. Davvero devo pagare ancora? Oppure, se il problema è il pensiero che potrebbero servire ancora in futuro, pensate ad altre soluzioni per la stessa eventualità: se ve ne vengono in mente di migliori, scartate.

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A questo proposito, a me è piaciuto moltissimo questo post di Courtney Carver, davvero utile.

 

 

 

 

 

 

Racconto di viaggio: crociera ai Caraibi (seconda parte)

Questo è il diario della seconda parte della crociera nei Caraibi che abbiamo fatto nella settimana di pasqua. Potete leggere la prima parte e un commento generale a questo tipo di viaggio qui.

L’itinerario che abbiamo scelto, anche in considerazione delle isole che già conoscevamo da precedenti viaggi, è stato questo:

 

4.4.2018

Navigazione

Il quarto giorno completo di crociera è anche l’unico di navigazione completa, per cui la mattina ci svegliamo in alto mare e senza terre in vista.

Decidiamo di dedicare la giornata a un po’ di wellness, dato che la nostra nave, la MSC Fantasia, dispone di una bella SPA, l’Aurea, e il giorno prima abbiamo prenotato un massaggio (classico balinese con riflessologia per me, Shiatsu per mio marito).

Prenotando un massaggio o un altro trattamento (sulla nave è addirittura presente un medico estetico che effettua trattamenti come botulino, iniezioni di ialuronico ecc., ma vista la mia fobia per gli aghi unita a una bassa soglia del dolore e a una preferenza per le cose autentiche (compresi i visi) non ho mai preso in considerazione nulla di simile), infatti, offrono un ingresso libero alla SPA, che è riccamente fornita di saune, bagno turco e una bella saletta relax vista mare).

Saletta relax

Decidiamo di usufruire di sauna e bagno turco al mattino e di dedicare il pomeriggio a palestra e massaggio.

Per il resto, trascorriamo il tempo leggendo, riposando a bordo piscina e… mangiando! Una giornata di relax totale in navigazione, comunque, è sempre piacevole e consente di girare un po’ la nave (che è grandissima e offre sempre qualche sorpresa) e di usufruire di qualche servizio di bordo. Io ne ho approfittato per acquistare un cosmetico, il siero Advanced Night Repair, a un prezzo tax free davvero imbattibile!

Accoglienza alla SPA 🙂

Il massaggio si rivela piacevole, anche se corto (max. 45 minuti), e concludiamo la giornata con una bella cena.

5.4.2018

La Romana, Repubblica Dominicana

Souvenir a tema nel porto di La Romana…

Porto turistico di Bahiahibe

Il nostro catamarano

Il temporale, che alla fine evitiamo completamente, ci regala scenari mozzafiato…

Il mattino dopo la nave attracca nel porto di La Romana, in Repubblica Dominicana. Questa è una delle due sole tappe in cui abbiamo scelto un’escursione MSC: escursione in catamarano all’Isla Saona da Bahyiahibe, pranzo sull’isola a base di aragosta e bagno nelle piscine naturali, tuffandosi direttamente dalla barca.

Spiaggia all’Isla Saona

La scelta si rivela azzeccata, il tempo tiene e ci godiamo una bellissima giornata di mare!

Spiagge e mare in questa zona di Santo Domingo sono davvero bellissimi, da cartolina: spiaggia finissima e chiara, mare cristallino e turchese, natura rigogliosa.

Anche la scelta della “crociera nella crociera” a bordo di un catamarano si rivela azzeccata: l’atmosfera è allegra, si ascolta musica, si balla e il personale di bordo offre continuamente a tutti grandi giri di rum e coca-cola, per cui trascorriamo allegramente (e anche mezzi brilli) le due ore di navigazione, fino all’arrivo sull’Isla Saona.

L’isola, che è parco marino naturale, è molto bella, ma noi abbiamo appena il tempo di fare il bagno, gustarci un tratto di spiaggia abbastanza arioso e pranzare (a me l’aragosta non piace, l’ho solo assaggiata e presumo fosse buona; ci sono comunque anche altre opzioni).

Il ritorno sulla terraferma viene effettuato in barca veloce, che si ferma a un certo punto in prossimità di alcune “piscine naturali” davvero spettacolari e dai colori incredibili, dove abbiamo modo di ammirare anche grandi stelle marine gialle, rosse e blu davvero belle! L’acqua è così limpida che si vedono dalla superficie.

Insomma, nonostante il vago senso di “intruppamento” da escursione organizzata, a cui non siamo più abituati viaggiando sempre in modo indipendente, è stata una giornata molto piacevole e divertente, vissuta immersi in una natura meravigliosa!

Scorci di Bahiahibe

6.4.2018

Basseterre, St. Kitts

Insieme all’isola di St. Vincent, di cui ho parlato nella prima parte di questo racconto di viaggio, l’isola di St. Kitts era la seconda tappa interamente nuova per noi. Il piccolo stato di St. Kitts e Nevis fa parte del Commonwealth e il piccolo capoluogo, di cui visitiamo soltanto la parte turistica, mantiene un’impronta britannica, ma anche fortemente caraibica.

Casa del governatore di St. Kitts

 

Anche in questo caso abbiamo optato per un giro dell’isola di qualche ora in 4X4 con guida inglese e non ce ne siamo pentiti.

Verdi pascoli a St. Kitts

L’isola si rivela splendida, con una grande foresta pluviale che ricopre quasi tutto l’entroterra, verdi pascoli, piantagioni, zone lagunari.

Raggiungiamo in jeep la vetta dell’isola e scattiamo qualche foto, vediamo sfrecciare le piccole scimmiette che popolano la foresta ma non riusciamo a fotografarle: sono schive e soprattutto velocissime!

In realtà non si tratta di una specie endemica, ma delle discendenti delle piccole scimmie da compagnia che i coloni francesi introdussero secoli fa come animali da compagnia e che ora vivono libere (50’000 unità) sull’isola.

Coroniamo la giornata a St. Kitts, che è anche l’ultima di questa crociera, con una visita a una bella spiaggia di sabbia fine.

Chiesa a St. Kitts, nota per aver ispirato la canzone Amazing Grace

La “nostra” spiaggia a St. Kitts…

Preparativi di matrimonio…

Torniamo sulla nave abbastanza stanchi e ci tocca fare i bagagli: il giorno dopo infatti si torna a casa!

Con un pizzico di tristezza ci godiamo la nostra ultima serata sulla nave e andiamo a letto presto, dopo aver lasciato i bagagli da stiva pronti davanti alla porta della cabina: ce li faranno ritrovare direttamente a destinazione!

Al prossimo viaggio!

Letture consigliate:

 

Caraibi (Lonely Planet)

Discover Caraibi (Lonely Planet)

Caraibi (per White Star)

 

Look serale: total black ed eco fur

A causa delle condizioni di luce e delle mie scarse abilità (auto)fotografiche, molto raramente pubblico uno dei miei look serali. Ieri sera però c’era ancora luce quando mi sono preparata e ho scattato qualche (come al solito pessima)  foto.

Mi sono vestita così per una cena in un ristorante di sushi dove vado spesso perché è una delle mie cucine preferite.

Visto che presto le temperature aumenteranno un po’ (spero!), ho deciso di indossare un’altro capo d’abbigliamento che ho sfruttato particolarmente nei mesi passati – la mia giacchina tortora di ecopelliccia – lasciandola aperta sopra a un total look nero. Pur apprezzandola per il giorno, infatti, trovo che sia particolarmente luminosa la sera, con le luci artificiali.

Cosa indosso:

Giacca di ecopelliccia, Guess (la mia è di qualche anno fa, ma ce ne sono di simili quiqui, qui )

Jeans, Mango (simili qui , qui , una soluzione più ampia qui)

Borsa, Chanel mod. Boy Chevron

Blusa, Zara (simili qui , qui , qui e qui)

Classici ma non troppo: la camicia bianca

(Tutte le foto sono tratte da Pinterest)

Protagonista assoluta sopra a un paio di jeans strappati, lasciata morbida a sbucare fuori da un morbido maglione di lana, rigorosamente abbottonata o con le maniche disordinatamente arrotolate, oppure lunga, indossata come un miniabito, con sneaker o tacco alto:  la camicia bianca è uno di quei classici che si adattano davvero ad ogni occasione.

Può avere un taglio rigoroso e sartoriale oppure essere arricchita di dettagli e lavorazioni particolari, asimmetrica, bon ton, oversize, sfiancata e stretch oppure morbida – la varietà è pressoché infinita.

La camicia bianca, comunque, può essere indossata in molti modi: sotto a una maglia di cashmere rubata a “lui”, annodata in vita, sopra a un top di pizzo, oppure utilizzata come una giacca sopra a una canottiera di cotone molto basic.

Insomma, questo classico del guardaroba è davvero versatile e, come altri capi di abbigliamento che nel tempo hanno saputo meritarsi questa nomea, può essere abbinata in molteplici modi anche molto attuali.

In questo post vorrei parlare degli abbinamenti che preferisco, quelli che risolvono un’occasione, ma anche un’intera giornata, dalla colazione al programma dopocena.

  1. Abbinata a un classico pantalone nero, magari un po’ maschile o leggermente cropped, corto alla caviglia oppure modello culotte per un effetto ancora più attuale:

2. Abbinata al colore e alle fantasie molto colorate: in questo caso la camicia bianca diventa una sorta di “tela grezza” che ha il potere di valorizzare qualunque motivo e colore – sia che si tratti di un semplice dettaglio, come un foulard, o di un pantalone o di una gonna colorati.

La camicia bianca, in questo caso, è utile anche a tutte le donne che (come me) non stanno sempre bene con fantasie vivaci accostate al viso, perché crea uno stacco piacevole:

Jeans colorati e camicia bianca: un classico dell’estate

 

Sotto la maglia folk la camicia bianca esprime al meglio il suo potere di fare da “tela grezza”…

 Un modo secondo me strepitoso di valorizzare al meglio questa gonna a fantasia un po’ sixties

3. Abbinata ai jeans, anche (ma non solo) slavati, rovinati e strappati: come nel caso del blazer, ma anche di molti altri classici, la natura stessa della camicia bianca crea un piacevole contrasto con tessuti “vissuti” e dall’aria un po’ consunta. Questa combinazione è praticamente eterna e si commenta da sola nella sua perfezione, non trovate?

Simple isn’t easy… a saperla abbinare, una camicia bianca spicca anche nella sua più assoluta semplicità!

4. Abbinata a capi e materiali più grintosi e rock, come leggings in pelle, giacche biker ecc.

Qui indossata con i liquid leggings, un pezzo un po’ “forte” piacevolmente smorzato da una morbida camicia bianca…

5. Con shorts e gonne corte, se le indossate: il carattere classico, “lindo” e un po’ bon ton della camicia bianca ne mitiga l’effetto, creando anche in questo caso un contrasto molto gradevole e interessante:

6. In total look, abbinata a un jeans o a un paio di pantaloni bianco o écru, con accessori o dettagli cuoio oppure anche dorati, argento, leo print, per un look estivo e chic senza tempo…

 

7. In chiave un po’ “safari”, abbinata ai beige, sabbia, khaki e a materiali come il pitonato, la tela militare ecc.

8. In veste serale, abbinata a pantaloni o a una gonna nera, anche lunga, e impreziosita da gioielli, fibbie, clutch e borsine da sera, scarpe eleganti ecc.

Vista l’enorme varietà di camicie bianche, in questo caso è bello spaziare, scegliendo materiali più luminosi e preziosi, dettagli e texture più ricchi, fogge più particolari. Il bianco mitiga e valorizza al tempo stesso volant, ruches, maniche dal taglio particolare, colli insoliti, evitando l’effetto too much.

A volte, però, il rischio che si corre è che l’abbinamento possa risultare un po’ scontato o, peggio, fare “effetto cameriere”.

In base alla mia esperienza in questi casi è soprattutto un problema di dosaggio dei due colori e di accostamento di materiali con texture differenti. I rimedi esistono, comunque: un bel rossetto vivace, se vi dona, preferibilmente rosso, oppure semplicemente sostituire il capospalla (tuxedo, blazer o cappotto) nero con uno bianco, beige chiaro o écru – insomma ton sur ton con la camicia – la trasformazione da classico abbinamento visto e stravisto in qualcosa di molto più attuale è immediata!

Trucco e clutch personalizzano quest’outfit altrimenti un po’ scontato…

La linea della blusa è valorizzata al massimo

Il tessuto lucido e i sandali rendono prezioso il look…

La camicia portata sbottonata (magari non così tanto 😉 ) con una lunga catena sotto fa subito sera

9. Con gioielli e bijoux un po’ vistosi o con un bel cappello

Anche in questo caso la camicia bianca esplica pienamente il suo effetto di tela grezza e l’effetto wow è garantito!

10. Con i capelli grigi (e un po’ di make-up): queste donne sono strepitose, da lasciare a bocca aperta!

Tra le donne famose che secondo me sanno indossare molto bene questo classico del guardaroba, metterei Inès de la Fressange, Giovanna Battaglia, Emmanuelle Alt, Olivia Palermo, Julia Roberts e Kate Moss.

Qui trovate infine qualche ottima “fonte” da esplorare a caccia di camicie bianche:

Asos, che oltre a un servizio velocissimo offre davvero una grandissima varietà di modelli un po’ per tutti i prezzi: una vasta scelta di modelli qui.

Anche Diffusione Tessile offre una vasta gamma di modelli di qualità (si tratta di capi smarchiati delle linee del gruppo Max Mara) : qui una selezione.

Infine, Amazon è una fonte pressoché inesauribile di qualsiasi cosa, dai modelli low cost di piccoli brand a camicie di marca e di alta qualità:

qui una selezione di camicie bianche con ottimi feedback degli acquirenti.

 

 

 

Look del giorno: bordeaux, nero e leo print

Questi giorni non particolarmente freddi, ma caratterizzati da un tempo uggioso saranno probabilmente gli ultimi della stagione in cui posso indossare stivali e calze coprenti, per cui ho optato per un abitino in cashmere e modal di Splendid, abbastanza leggero, e l’ho abbinato al nero.

Per illuminare un po’ il tutto, ho aggiunto qualche bijoux color oro e la mia amata stola leopardata, che ho da una vita ma a cui sono sempre molto affezionata!

Cosa indosso:

Vestito, Splendid (simili quiquiqui e qui)

Stivaletti, Vic Matié

Soprabito, Mango (stagione scorsa, simili qui, qui e qui)

Stola, By Malene Birger (simili qui e qui e qui)

Borsa, Celine 

Rossetto, MAC col. Lustre – Capricious

 

 

Racconto di viaggio: crociera ai Caraibi (prima parte)

Quest’anno abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno al caldo nella settimana di Pasqua.

Di solito siamo viaggiatori fai da te che partono all’avventura senza alcuna organizzazione esterna ma quest’anno, essendo particolarmente stanchi, abbiamo optato per un tipo di viaggio-vacanza assolutamente rilassante: una crociera nei Caraibi.

Ne avevamo già fatta una sempre nei Caraibi anni fa, a dire il vero, e pur non essendo i tipici “croceristi” ci era piaciuta molto: la navigazione con tappe giornaliere su diverse piccole isole è infatti una modalità molto adatta a visitare questi luoghi.

La crociera, come tipologia di vacanza, di solito solleva alcune critiche e pregiudizi a priori, soprattutto tra chi non ne ha mai fatte.

Personalmente trovo che, al di là di alcuni aspetti senz’altro migliorabili/evitabili, viaggiare per mare abbia un fascino tutto suo che non si perde neppure su una nave da crociera, basta saperlo cogliere.

Certo, l’intrattenimento di bordo somiglia a quello di un grande villaggio turistico (solo più ricco e variato e di qualità superiore, ad esempio nel caso degli spettacoli), ma può essere tranquillamente evitato in toto: ogni giorno in cabina troverete un giornale dettagliato in cui sono elencate tutte le attività possibili e immaginabili e si può tranquillamente scegliere di evitarle tutte, come abbiamo fatto noi.

Nessun “animatore” verrà a tampinarvi per obbligarvi a prendere parte a un gioco-aperitivo, a differenza di quello che accade, purtroppo, nella maggior parte dei villaggi.

L’altra critica riguarda il fatto di non avere abbastanza tempo per gustare e “vivere” le destinazioni toccate: questa è indubbiamente vera nel caso di grandi città o destinazioni ricche di arte e cultura, ma se le tappe sono costituite da isolette caraibiche di piccole dimensioni questa critica va molto relativizzata: nelle isole più piccole è senz’altro possibile fare molto in un giorno, compreso godere della magnifica natura e del mare. Per quelle più grandi, può essere una forma di “assaggio“, per decidere se tornare per un soggiorno più lungo.

Insomma, alla fine una nave da crociera è soprattutto un comodo, lussuoso e anche romantico mezzo di trasporto, poi ognuno sceglie liberamente come viverlo e che tipo di vacanza fare.

Stavolta comunque abbiamo optato per una crociera con MSC con il seguente itinerario:

In realtà, non tutte le tappe visitate erano nuove per noi: eravamo già stati infatti in Martinica e in Guadalupa e avevamo avuto modo di visitare anche Antigua anni fa.

Le tappe nuove per noi – St. Kitts, Repubblica Dominicana e St. Vincent – ci ispiravano molto e anche Martinica e Guadalupa, essendo isole molto grandi, meritavano sicuramente una seconda visita, così come Antigua che vanta spiagge e un mare incredibili e un interno interessante.

Dall’aereo ci godiamo un magnifico tramonto…

31.3.2018

Volo e arrivo in Martinica

Dopo un volo charter (Meridiana) senza infamia e senza lode (intrattenimento a bordo quasi inesistente (basta supplire con il proprio tablet) , pasti di qualità migliore che con altre compagnie di linea ben più blasonate) di 9 ore atterriamo abbastanza riposati a Fort De France, in Martinica.

Imbarco a Fort-de-France…

In pochi minuti siamo già a bordo della nave, come sempre (e vale sia per Costa che per MSC) l’organizzazione è incredibile nonostante l’alto numero di persone; i bagagli, una volta imbarcati a Malpensa, li troviamo già pronti in cabina.

1.4.2018

Pointe-à-Pitre, Guadalupa

Dopo una cena che ricordo poco a causa della stanchezza da jet lag, andiamo a dormire e ci risvegliamo il giorno dopo sull’isola di Guadalupa, territorio francese d’oltremare.

Avendo già avuto modo di girare l’isola e visitare l’entroterra e le sue bellezze (cosa assolutamente da fare se è la prima volta in Guadalupa) in altre occasioni, decidiamo di smaltire il jet lag andando al mare.

Bypassiamo le escursioni proposte da MSC (cosa che facciamo ogni qualvolta possibile, preferendo girare autonomamente con un tassista), ci accordiamo con un tassista e ci facciamo portare alla spiaggia di Sainte Anne che in realtà è la spiaggia di un Club Med (La Caravelle), ma è abbastanza selvaggia e accessibile a chi non è ospite dell’hotel (ombrelloni e sdraio si pagano però).

Dopo un breve tratto pieno di alghe, a dire il vero piuttosto deludente, arriviamo finalmente alla spiaggia di Sainte Anne, considerata una delle migliori in assoluto dell’isola: il paradiso all’improvviso!

La spiaggia è ariosa e poco affollata, gli ospiti sono quasi tutti francesi e si sente: persino i venditori ambulanti vendono cose chic! Due ragazze girano con grandi ceste piene di bellissimi bikini, prezzo al pubblico: 180 euro!!

 

 

Trascorriamo la giornata al mare e nel tardo pomeriggio ci facciamo riportare alla nave in taxi.

Sondiamo molto poco il ricco intrattenimento di bordo perché siamo ancora stanchi e preferiamo un po’ di palestra (la nostra nave, la MSC Fantasia, era dotata di una bellissima e grandissima palestra dotata di nuovissima attrezzatura Technogym; i tapis roulant e altri attrezzi sono disposti a prua, di fronte a un’enorme vetrata, consentendo a chi corre di godersi lo spettacolo della nave che salpa dal porto e del tramonto. Anche per questo siamo stati abbastanza assidui e siamo andati in palestra quasi tutti i giorni).

La cena, rispetto ad altre crociere (soprattutto Costa) fatte in passato, si rivela un po’ deludente: menù ridimensionato (una portata in meno rispetto a prima), piatti all’apparenza molto raffinati ma spesso poco curati. Con una novità positiva: ogni sera il menù prevede opzioni salutiste e vegane, con tanto di “bollino” specifico e, a volte, con l’indicazione dei nutrienti ecc.

Il personale, in compenso, si è rivelato davvero squisito e molto simpatico.

2.4.2018

St. John’s, Antigua

Oggi la nostra nave fa tappa ad Antigua, un’isola che abbiamo già avuto modo di visitare in passato e che ci aveva lasciato bellissimi ricordi, soprattutto delle spiagge e del magnifico mare.

 

“Monumento” a St. John’s

Optiamo comunque per un giro in taxi nell’entroterra e visitiamo il parco nazionale, Fort James (l’antico forte inglese o, almeno, ciò che ne rimane) da cui si gode di una splendida vista e il piccolo museo annesso.

Flora locale

Passando attraverso le piantagioni (dove si assaggia un buonissimo ananas), arriviamo a English Harbour, il grazioso quartiere storico dell’isola, carino e curato e con qualche informazione storica interessante.

 

La costa dall’alto

Horatio Nelson…

… e ancora qualche accenno di nostalgia british…

Pochi km di taxi e arriviamo su una bellissima spiaggia (non ricordo il nome ma basta chiedere ai tassisti, ce ne sono 365 ad Antigua, una per ogni giorno dell’anno). Qui, il mare offre uno spettacolo incredibile di colori, l’acqua è limpidissima, quasi irreale , turchese anche quando il sole scompare dietro le nuvole.

La spiaggia, pur essendo abbastanza vuota di gente, offre comunque un minimo di infrastrutture per chi desidera mangiare qualcosa e, soprattutto, gustare un ottimo cocktail tropicale.

 

3.4.2018

Kingston, Isola di St. Vincent

Kingston

 

La fortificazione di Fort Charlotte

Mare a St. Vincent

Un’altra giornata volge al termine sul bellissimo Mar dei Caraibi…

Questa è stata, fra tutte, la destinazione più insolita e meno turistica e anche quella che mi incuriosiva di più.

Appena svegli abbiamo modo di ammirare la costa selvaggia e ricca di vegetazione che regala a quest’isola un aspetto da vera isola dei pirati.

Quest’isola, pur avendo una sua vocazione turistica come “capitale” dello stato di St. Vincent & The Grenadines , nelle Piccole Antille, che annovera anche qualche isoletta molto esclusiva come Mustique, è infatti rimasta perlopiù inviolata dal turismo di massa e anche le grandi navi possono approdare qui solo da un anno circa.

Anche qui ci accordiamo con un taxista, veniamo raggiunti da due tedeschi che ci chiedono di poter venire con noi e iniziamo a girare l’isola fino alla sua cima. La natura è davvero meravigliosa e rigogliosa!

Scegliamo di non visitare Kingston, che appare decisamente meno turistica dei capoluoghi di altre isole e dove già fervono le attività, tra mercati, studenti in divisa e commerci vari, e puntiamo subito verso l’entroterra, anche perché non abbiamo tante ore a disposizione.

Visitiamo l’antica fortificazione di Fort Charlotte, da cui si gode di una vista impagabile sull’isola, ci addentriamo nella fitta vegetazione attraversando molti piccoli e variopinti villaggi e pascoli ricchi di bestiame, fino a scollinare dall’altra parte dell’isola.

Anche qui decidiamo per una tappa al mare: l’acqua è anche qui molto limpida, calda e ideale per un bagno, ma le spiagge sono indubbiamente molto meno spettacolari, anche perché di origine lavica e quindi nere.

Ci godiamo comunque un po’ di mare e di relax, accompagnato da un cocktail alla frutta tropicale, per poi tornare al porto e imbarcarci.

Qui potete leggere il diario della seconda parte di questo viaggio… 

Letture consigliate:

 

Caraibi (Lonely Planet)

Discover Caraibi (Lonely Planet)

Caraibi (per White Star)